10) La Mothe le Vayer. Elogio di Epicuro .
Secondo la Mothe le Vayer la storia dell'ateismo  contrassegnata
da pensatori che si sono censurati per paura di fare una brutta
fine. Fra di loro Epicuro  colui che ha parlato in modo pi
esplicito.
F. la  Mothe le Vayer, Deux dialogues faits  l'imitation des
anciens.

Ma fra tutti coloro che si son presa quella libert, non se ne
trova alcuno che si sia spiegato tanto arditamente quanto Epicuro
e i suoi. Infatti, tutti gli atei si sono mostrati rispettosi
delle opinioni tradizionali e si sono adattati timidamente ai
tempi, e sgusciando pi destramente che hanno potuto, si sono
accontentati di far trasparire nei loro scritti qualche oscuro
indizio dei loro pensieri, mentre Epicuro si vanta di essersi
fatto generosamente intendere, solo, con quelli della sua setta, e
per primo, sull'argomento, e di aver proclamato coraggiosamente i
suoi pi intimi pensieri, declamando apertamente contro le false
opinioni circa la provvidenza degli di e contro gli abusi
introdotti dalla vanit delle religioni.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
dodicesimo, pagina 821.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/3.
Introduzione.
11) La Mothe le Vayer. L'ateo  un cittadino migliore .
Proprio a partire dal Seicento la discussione se una societ di
atei fosse mai esistita, se fosse possibile, se fosse addirittura
migliore, ha accompagnato la storia della filosofia per secoli. La
posizione di La Mothe le Vayer, cio che l'ateo  un cittadino
migliore del credente, trovava allora ben pochi consensi. Charron
era un altro esponente del movimento libertino.
F. la Mothe le Vayer, Deux dialogues faits  l'imitation des
anciens.

Alcuni ritengono che non si esageri mai nella religione, l'eccesso
essendo lodevole nelle cose buone, e che in ogni caso sia meglio
d'esser superstiziosi piuttosto che empi o atei. Altri sono
favorevoli all'opinione di Plutarco che ha mostrato, in un
trattato apposito, il rovescio della medaglia. L'ateismo, dice il
cancelliere Bacone nei suoi Saggi morali inglesi, lascia all'uomo
il senso, la filosofia, la piet naturale, le leggi, la
reputazione e tutto quel che pu servir di guida alla virt; ma la
superstizione distrugge tutto ci ed erige una tirannia assoluta
nell'intelletto degli uomini. Per questo l'ateismo non port mai
turbamento negli Stati, ma anzi rende gli uomini pi previdenti,
non avendo essi da guardar pi lontano. E trovo, aggiunge, che i
tempi inclini all'ateismo, come il tempo di Augusto Cesare e come
il nostro, che gli  propizio in qualche luogo, sono stati dei
tempi civili e lo sono ancora, mentre la superstizione  stata la
confusione di parecchi Stati avendo indotto alla novit il primo
mobile che rapisce tutte le altre sfere dei governi, vale a dire
il popolo. Alcuni dicono che bisogna temere questo tre volte
grande Iddio, e tremare davanti alla faccia del Signore, s come
David proclama nel suo cantico (I Paralip., 19) che il suo Dio 
terribilis super omnes deos; e Charron sostiene a questo riguardo
nella sua Saggezza che tutte le religioni sono strane ed orribili
per il senso comune.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
dodicesimo, pagina 828.
